martedì 31 luglio 2012

Provincia di Torino consegnate 10485 firme per l'acqua pubblica




Ieri lunedì 30 luglio alle ore 12 – Cortile d’onore di Palazzo Cisterna Sede della Provincia di Torino il Comitato Acqua Pubblica Torino  ha consegnato al  Presidente del Consiglio Provinciale 10.485 firme di cittadini/e residenti in Torino e  provincia a sostegno della Deliberazione di iniziativa popolare per la trasformazione di SMAT SpA in Azienda speciale consortile di diritto pubblico.

Dopo la consegna di quasi 5000 firme al Comune di Torino e di oltre 1000 al Comune di Chieri, questa è un’altra tappa di un percorso di democrazia diretta che ha coinvolto nel tempo decine di migliaia di concittadini/e per affermare la proprietà e gestione pubblica della nostra acqua:

- 2007  Proposta di legge di iniziativa popolare per l’acqua pubblica.
- 2010  Introduzione nello Statuto della Provincia di Torino del principio della proprietà e gestione pubblica dell’acqua.
- 2011   straordinaria vittoria del Referendum  del 12-13 giugno con il quale oltre 26 milioni di italiani, di cui 1.042.204 elettori di Torino e provincia si sono pronunciati contro la privatizzazione dell’acqua, dei trasporti locali e dei servizi di igiene urbana e contro i profitti sull’acqua.
- 2012  Proposta di deliberazione di iniziativa popolare per la Trasformazione di SMAT SPA in Azienda Speciale consortile di diritto pubblico.

A un anno dal Referendum il Consiglio Provinciale è chiamato a rispettare la volontà popolare espressa da quel voto.
Non si perda altro tempo SMAT, Società per Azioni di diritto privato  deve essere trasformata in Azienda speciale consortile di diritto pubblico.
  

domenica 29 luglio 2012

Pubblicati i documenti finali dello Sbarco DES GAS 2012


L'assemblea Des Gas che si è tenuta nello scorso giugno nelle Marche, alla Golena  del Furlo, è stata molto bella e partecipata i temi in discussione erano moltissimi ed impegnativi. Per chi ha partecipato sono stati giorni intensi di incontri e dibattito, ma anche un'occasione per fare nuove conoscenze e per scambiare esperienze concrete. Gli argomenti in ballo erano tanti ed il confronto nell'assemblea  finale  è stato intenso ed aperto a varie interpretazioni.  Il prossimo convegno Gas/Des, in settembre a Mestre, sarà sicuramente un'altra occasione per approfondire i temi lasciati in sospeso o poco condivisi,  intanto grazie agli organizzatori (RES  Marche) ed a tutti coloro che hanno collaborato  a rendere possibile questo "CAMMINO APERTO!" Segnaliamo che qui si possono trovare i documenti finali dell’Assemblea 2012 Des Gas .  Poi collegandovi qui potete leggere un interessante articolo di Andrea Saroldi di commento all'assemblea.

PROSSIMO APPUNTAMENTO !!!
Convegno nazionale G.A.S./D.E.S.
15-16 settembre 2012
Mestre, Palaplip
potete trovare QUI una versione aggiornata del programma di massima con i TEMI che verranno affrontati nel Convegno e le relative “CALL”

domenica 22 luglio 2012

Grande vittoria dei movimenti, la Corte Costituzionale fa saltare le privatizzazioni di acqua e servizi pubblici locali


Comunicato stampa


Oggi, 20 Luglio, la Corte Costituzionale restituisce la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese.
Lo fa dichiarando incostituzionale, quindi inammissibile, l'articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011, con il quale, il Governo Berlusconi, calpestava il risultato referendario e rintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Questa sentenza blocca anche tutte le modificazioni successive, compresa quelle del Governo Monti.
La sentenza esplicita chiaramente il vincolo referendario infranto con l'articolo 4 e dichiara che la legge approvata dal Governo Berlusconi violava l'articolo 75 della Costituzione. Viene confermato quello che sostenemmo un anno fa, cioè come quel provvedimento reintroducesse la privatizzazione dei servizi pubblici e calpestasse la volontà dei cittadini.
La sentenza ribadisce con forza la volontà popolare espressa il 12 e 13 giugno 2011 e rappresenta un monito al Governo Monti e a tutti i poteri forti che speculano sui beni comuni. Dopo la straordinaria vittoria referendaria costruita dal basso, oggi è chiarito una volta per tutte che deve deve essere rispettato quello che hanno scelto 27 milioni di italiani: l'acqua e i servizi pubblici devono essere pubblici.
Si scrive acqua, si legge democrazia!

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

sabato 21 luglio 2012

Comune di Pinerolo: presentata con più di 560 cittadini pinerolesi firmatari la " Proposta di deliberazione per la tutela dei manufatti dagli allagamenti"


Il forum Pinerolese Salviamo il paesaggio Difendiamo i territori comunica che in data 18 luglio 2012 sono state consegnate al Comune di Pinerolo più di 560 firme (richieste dallo statuto 500) raccolte dai cittadini (specialmente residenti in zona via Martiri), per una proposta / iniziativa (di delibera) avanti agli organi politici (consiglio comunale) sul tema degli allagamenti e del dissesto idrogeologico dei quali la città soffre che vengono evidenziati ad ogni piovasco.
La proposta presentata, secondo lo Statuto Comunale (art. 14), dovrà essere posta ai voti del Consiglio Comunale, preferibilmente aperto agli interventi della popolazione, aggiungono i rappresentanti del forum, entro 45-60 giorni dalla presentazione, senza possibilità di emendamenti.
Questa proposta permette anche di sperimentare (forse per la prima volta) l'applicazione dell'art. 14 dello Statuto Comunale, uno dei pochi articoli presenti ed applicabili dello statuto che introducono nella politica comunale elementi di “democrazia diretta”, ovvero degli strumenti che permettono ai cittadini di interagire con l’operato degli eletti e di esercitare concretamente la sovranità di cui si parla nel primo articolo della costituzione. E' quindi anche un'occasione primo esperimento di verifica delle prassi amministrative e della volontà da parte dell'amministrazione di applicarle, nonché della capacità dei cittadini di superare la fase della pura protesta o lamentela e portare avanti le proprie istanze in prima persona.

Testo della proposta:

PROPOSTA DI DELIBERAZIONE PER LA TUTELA DEI CITTADINI E DEI MANUFATTI DAGLI ALLAGAMENTI ED INONDAZIONI
AL SINDACO DEL COMUNE DI PINEROLO

I sottoscritti cittadini elettori, residenti nel comune di Pinerolo visto l’art. 14 dello Statuto Comunale premettono che:
  • La gravità degli eventi atmosferici del 29 aprile 2012 che seguono quelli avvenuti in due riprese nell’estate del 2008 non possono più essere sottovalutati sia per i danni che hanno arrecato sia perché dimostrano la potenziale pericolosità delle situazioni che si vengono a creare in occasione di violenti acquazzoni
  • Il Sindaco è penalmente e civilmente responsabile di quanto può accadere ai suoi cittadini a causa di un evento incombente ignorato o sottovalutato
  • Il cambiamento del clima è, ormai, un dato di fatto e comporta una violenza delle precipitazioni prima sconosciuta
  • Nelle situazioni precedenti la “macchina comunale” non ha fornito aiuto ai cittadini, tanto che questi hanno dovuto organizzare una difesa da eventi futuri a loro spese
  • L’approssimarsi del periodo estivo con i suoi prevedibili acquazzoni
Propongono, pertanto, al Consiglio Comunale di deliberare le seguenti azioni:

1) verifica della attuale situazione fognaria;

2) messa in sicurezza del sottopasso ferroviario di Via Martiri del XXI e delle zone già “alluvionate" a monte e a valle del sottopasso sulla dorsale della suddetta Via;


3) studio, con intervento a breve termine, del riassetto idrogeologico della zona urbanizzata e non (collina)

4) verifica della progettazione, esecuzione, e collaudo delle opere interessate dagli eventi ed eventuale azione di rivalsa economica su chi ha progettato, eseguito, collaudato qualora emergano errori tecnici e difformità costruttive relative al sottopasso dimostratosi incapace di smaltire l’affluenza di acqua nelle situazioni critiche

5) blocco immediato di ulteriori cementificazioni di aree attualmente verdi

lunedì 16 luglio 2012

Consulta, nessuna deroga sui rifiuti



Per una volta una sentenza chiara anche per i cittadini. La Corte Costituzionale ha emesso il suo verdetto: il livello di raccolta differenziata previsto per legge, 65% a fine 2012, non può essere derogato ed ogni comune lo deve necessariamente raggiungere.
Stiamo naturalmente parlando di un traguardo minimo, non certo del massimo livello a cui una corretta gestione dei rifiuti consente di arrivare.
Il caso è nato in Piemonte dove una legge regionale aveva previsto sconti ai comuni ancora indietro nei livelli di differenziata raggiunti, coprendo queste insufficienze con i dati positivi ai minimi di legge previsti di altri comuni della stessa regione.
La Consulta è invece di altro parere. E' lo Stato infatti che ha la competenza e la responsabilità sulle politiche ambientali, per cui gli enti locali non possono modificare a loro piacimento le indicazioni arrivate da Roma.
La sentenza porta con sé delle conseguenze che interessano anche il nostro territorio e il comune di Pinerolo in particolare.
In città infatti il tasso di raccolta differenziata è ancora bloccata ad un livello insufficiente e ben al di sotto di quel 65% che entro l'anno in corso la legge (152/2006) prevede di dover essere raggiunto.
Un tasso di raccolta differenziata scarso si traduce per i comuni in maggiori spese per lo smaltimento della parte residua e minori introiti per il mancato pagamento dei contributi che il Conai assegna alle frazioni di rifiuti riciclate.

Per rimanere sull'argomento per il mancato raggiungimento della percentuale di legge della raccolta differenziata (fissata al 65% entro fine 2012) in Toscana le associazioni Diritto al futuro, Forum ambientalista, Italia Nostra e Wwf hanno presentato un atto di diffida alle amministrazioni comunali di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. L'iniziativa è la prima del genere in Italia: la diffida è stata presentata anche contro le aziende di igiene urbana e gli Ato rifiuti competenti per il territorio comunale interessato. Gli ambientalisti hanno spiegato deciso di «intraprendere una vertenza dai risvolti legali chiedendo conto delle inadempienze in atto» e che si riservano di «dare corso alle azioni di tutela nelle sedi opportune, nel caso che la situazione denunciata con la diffida non venga eliminata». Le associazioni hanno evidenziato che «oltre al danno c'è la beffa», perché «l'inadempienza e l'inefficienza» nel garantire il rispetto delle percentuali di differenziata «costa in alle tasche dei cittadini. Per i mancati risultati, infatti, la Regione applica addizionali ai quantitativi inviati a smaltimento. Ad esempio il Comune di Firenze ha versato 2,3 milioni lo scorso anno». Le associazioni, dopo la diffida, potrebbero anche arrivare a chiedere in sede civile una richiesta di rimborso per conto dei soci.


sabato 14 luglio 2012

C’era una volta il contadino

In dieci anni diminuisce il numero delle aziende agricole, ma cresce la dimensione media. È quanto emerge dai dati Istat relativi al sesto censimento generale dell’agricoltura. Nel 2010 sono, infatti, 1.620.844 le aziende agricole e zootecniche attive in Italia (meno 32,4% rispetto al 2000). La dimensione media è di 7,9 ettari di Superficie agricola utilizzata (più 44,2%). La Sau complessiva è pari al 42,8% del territorio nazionale (12,9 milioni di ettari totali), in diminuzione del 2,5% rispetto al 2000.
Negli ultimi dieci anni si è assistito in tutte le regioni di Italia a una diminuzione del numero di aziende, fenomeno questo che ha interessato prevalentemente quelle di piccola e media dimensione (inferiori a 30 ettari), mentre quelle con 30 ettari e oltre di superficie sono aumentate sia in numero che in superficie. Allo stesso tempo si è riscontrata una crescita della dimensione media delle aziende, in particolar modo nell’Italia insulare (+79,8%) e nel Centro (+51,1%). Nonostante ciò, le aziende del Nord continuano ad avere le maggiori dimensioni medie.
Su un totale di 217.449 aziende con allevamenti sono 124 mila le aziende che praticano l’allevamento bovino, pari al 57,1% di quelle zootecniche. Questo tipo di allevamento è particolarmente diffuso nel Nord del paese. In controtendenza rispetto agli altri tipi di allevamento, il settore bufalino registra un incremento sia di aziende allevatrici sia di capi allevati rispetto al 2000. Il numero di aziende passa da 2.246 a 2.435 (+8,4%), mentre i capi raddoppiano, passando da 182 mila a 360 mila. Gli allevamenti sono concentrati in Campania e Lazio (che insieme detengono l’82,2% delle aziende e il 90% dei capi). Più in generale le regioni del Nord si confermano essere quelle a maggiore vocazione bovina, suina ed avi-cunicola, mentre quelle del Centro-Sud e delle Isole continuano ad essere tradizionalmente legate all’allevamento ovi-caprino e bufalino.
Sono 233mila i lavoratori stranieri impiegati nelle aziende agricole italiane e rappresentano il 24,8% della manodopera aziendale non familiare e il 6,4% di quella complessiva (sullo sfruttamento dei lavoratori migranti nelle piantagioni leggete questo articolo). Il 57,7% della forza lavoro straniera proviene da paesi dell’Unione europea. Il 71,5% dei capi azienda ha un livello d’istruzione pari o inferiore alla terza media (70,8% per gli uomini e 73% per le donne). Solo il 6,2% dei capi azienda è laureato e solo lo 0,8% risulta aver acquisito una laurea ad indirizzo agrario.
Nel 2010 sono 44.455 le aziende biologiche nel nostro paese (il 2,7% del totale nazionale). Particolarmente rilevante appare la loro presenza nel Mezzogiorno, dove si trova il 63% delle aziende che praticano la produzione biologica. Nel 2010 gli investimenti per la produzione di energia da fonte rinnovabile interessano 21.573 aziende agricole, prevalentemente di grandi dimensioni, localizzate soprattutto nel nord Italia (62% del totale). La tipologia di impianto più diffuso è quella solare (80% delle aziende hanno impianti di energia rinnovabile). (fonte AdnKronos) [tratto dal sito Comune Info]

giovedì 12 luglio 2012

Le valutazioni di Legambiente di Pinerolo sui due progetti di centrali idroelettriche in Valchisone



Si torna a parlare in questo ultimo periodo di nuovi impianti idroelettrici nelle valli del pinerolese. In particolare sono stati riproposti due progetti, il primo da Enel Green Power in Val Germanasca, nel tratto di valle tra la Gianna e Trossieri, il secondo da Idroval s.r.l. sul Chisone nel tratto da Villar Perosa a Porte.

In entrambi i casi nella motivazione addotta dai proponenti l’elemento fondamentale è costituito (oltre che dal taciuto ma legittimo e significativo guadagno derivante al produttore), dal richiamo alla politica sia europea che regionale di incentivazione delle energie da fonti rinnovabili, dalla necessità di riduzione del debito elettrico piemontese e delle emissioni prodotte dalle centrali tradizionali a combustibili fossili.

Come ambientalisti concordiamo in pieno sulla necessità di aumentare l’energia prodotta da fonti rinnovabili e diminuire l’uso dei combustibili fossili, né è abitudine di Legambiente opporsi sempre e comunque a qualsiasi impianto. Tuttavia va ribadito che anche in questo settore va attentamente valutato, caso per caso, il rapporto tra beneficio ottenuto (energia prodotta senza utilizzo di fonti fossili) e possibili ricadute negative degli impianti sul territorio o sul bilancio energetico complessivo. Così va benissimo il fotovoltaico sui tetti o sui capannoni , magari in sostituzione delle coperture in eternit, ma va male messo su terreni agricoli di pregio, estirpando grano o viti, vanno bene gli impianti a biomasse alimentati da deiezioni o scarti di legno di provenienza locale, vanno male quelli che funzionerebbero con legno importato dalla Slovenia e così via. Energia rinnovabile positiva dunque ma non come valore assoluto, indipendente da una valutazione puntuale degli impatti.

Allo stesso modo l’ energia idroelettrica è stata finora una componente essenziale delle rinnovabili nel nostro paese, l’unica fortemente sviluppata da molto tempo. Ma appunto per questo i nostri fiumi e torrenti sono già stati abbondantemente “sfruttati” e anche a livello internazionale si è evidenziato come in area alpina una percentuale molto bassa di corsi d’acqua abbia ormai accettabili condizioni di naturalità e sia quindi necessario adottare politiche di tutela rigorosa dei pochi torrenti residui.
Lo stesso indirizzo di salvaguardia è contenuto nella direttiva 2000/60/CE che sta alla base sia della legislazione nazionale sia di quella regionale (come il PTA della Regione Piemonte).

Per questo i due progetti ci preoccupano.
In particolare in Val Germanasca già il torrente è sfruttato per una lunghezza di 9 km. ed è in fase di realizzazione un ulteriore impianto nel comune di Prali. Con le nuove opere in progetto (sono interessati il Germanasca, il Germanasca di Massello, il Rio Balma e il Rio Crosetto) la lunghezza dei torrenti interessati diventerebbe di oltre 24 km, con diversi prelievi ad una altitudine superiore ai mille metri.
Si tratta di un intervento complesso che prevede opere di presa, scavo di una galleria di derivazione di 8.088 metri in cui far correre una portata massima di 10 metri cubi d’acqua al secondo, un “salto” in condotta forzata di oltre 700 metri , una nuova centrale a Trossieri. Lavori imponenti, con ingenti e pesanti materiali di scavo da trasportare, alterazioni dell’ alveo attuale, il tutto in un territorio molto fragile dal punto di vista idrogeologico, esposto a costanti rischi di frane.
Una diminuzione dell’ acqua presente nei torrenti ne comprometti inoltre le capacità di “autodepurazione”
Infine anche qui, come nel progetto sul Chisone, che pure comporta significativi interventi in una zona a rischio grave di dissesto idrogeologico, l’impatto più grave è quello della sottrazione di acqua, per un lungo tratto, a torrenti che hanno già per loro natura una portata limitata. Ovviamente tutti i progetti prevedono il rilascio del DMV (deflusso minimo vitale) ma il termine stesso ci fa capire , al di là del problema del controllo, come questa misura garantisca al più la “sopravvivenza” biologica di un torrente, non certo la sua piena vitalità (oltre che la sua bellezza). Una diminuzione dell’ acqua presente nei torrenti ne comprometti inoltre le capacità di “autodepurazione” rispetto a possibili inquinanti derivanti da depuratori mal funzionanti o altre attività.

Va infine ricordato che anche sotto l’aspetto economico, mentre le attività manifatturiere che erano cresciute proprio utilizzando l’ energia idroelettrica oggi non segnano alcun incremento, la possibilità che la montagna resti viva ed abitata è sempre più legato ad un possibile sviluppo delle attività legate ad un turismo responsabile, sensibile agli elementi di interesse storico/culturali presenti in valle ed alla persistenza di un paesaggio naturale di grande suggestione. La tutela degli elementi di questo paesaggio, e tra questi sicuramente i corsi d’acqua, ha dunque una valenza non solo ideale, di conservazione del bene comune per le future generazioni, ma anche una possibile e concreta ricaduta economica positiva per le attività presenti.

Comprendiamo bene come beneficio economico che i Comuni interessati ricaverebbero dal canone versato dal produttore di energia e dall’ IMU sugli edifici costruiti sia un elemento che, in questi anni di scarse risorse per gli enti locali, rischia di avere un peso rilevante nella valutazione degli amministratori. Occorre tuttavia ricordare come il canone rappresenti una quota minima dei profitti ricavati dai privati mentre l’impatto derivante a tutta la collettività dalla cessione dell’ acqua ha costi non immediatamente quantificabili, come spesso nel caso di danni ambientali, ma sicuramente rilevanti. Manomettere l’ambiente, cedere i beni comuni (acqua, suolo fertile, ecosistema di qualità) in cambio di entrate economiche immediate è stata purtroppo la logica che ha presieduto a decenni di edificazione selvaggia e cementificazione nel nostro paese, con i terribili risultati e danni che registriamo ad ogni evento meteorologico “straordinario”. E’ uno scambio (o un ricatto) non più accettabile, anche in termini di costi per la collettività.
I cambiamenti climatici ormai accertati, l’alternanza di fasi di siccità e acquazzoni “tropicali” , l’imprevedibilità di frane e alluvioni, ci hanno resi consapevoli di vivere in un territorio reso ancora più fragile dalla intensità delle modificazioni che noi vi abbiamo apportato. Una economia sostenibile deve essere basata sia sul rispetto dei vincoli ambientali che sulla manutenzione del nostro territorio (pensiamo a quanto lavoro darebbe una corretta gestione dei boschi o l’attività edilizia di riqualificazione energetica degli edifici).

Per questi motivi riteniamo che i nuovi progetti di sfruttamento a fini energetici dei torrenti della Val Chisone e Germanasca non siano accettabili e che una ulteriore espansione della produzione da idroelettrico possa semmai legarsi ad una revisione e ottimizzazione degli impianti esistenti, non a nuove captazioni.

Pinerolo 12/07/2012 Circolo Legambiente Pinerolo 

Ricordiamo che sull'argomento:  Venerdi’ 20 LUGLIO 2012 alle ore 21,00 a PERRERO nei locali della Chiesa Valdese presso Piazza Umberto I- Il circolo Legambiente di Pinerolo promuove un incontro dal titolo:" Progetto di una nuova centrale idroelettrica a Perrero: gli impatti sull'ambiente"

domenica 8 luglio 2012

Ecco il marchio bio made in Gas

In Lombardia prende piede il Sistema partecipativo di garanzia, Spg: i consumatori dei Gruppi di acquisto solidale certificano la biologicità dei produttori. Grazie a un progetto promosso dal non profit e cofinanziato da Fondazione Cariplo.

Luglio 2012: la rivoluzione arriva a tavola. Dal basso. Nasce un nuovo marchio di biologicità di un produttore, ottenuto attraverso lo sguardo diretto dei consumatori riuniti nei Gas, Gruppi di acquisto solidale.

Succede in Lombardia, ma se questo esperimento pilota funziona si può scommettere che verrà replicato a catena in tutta Italia. Un’alternativa alla certificazione biologica istituzionale e alla relativa burocrazia? “Non proprio, piuttosto è un modello complementare, che rafforza i legami tra le persone e la valorizzazione del mercato locale”, spiega Marco Servettini, coordinatore del progetto Per una pedagogia della terra, attivo da gennaio 2012 su tre province lombarde (Como, Monza e Varese) ma entrato nel vivo da luglio: “dopo i primi mesi di adempimenti burocratici, ora si è partiti con le visite alla ventina di produttori finora coinvolti nell’iniziativa". E' con loro che sono state stese le linee guida per la certificazione Spg, Sistemi partecitativi di garanzia (dall'inglese Pgs, Participatory guarantee systems).

Le prime filiere coinvolte nel nuovo marchio, “che non sarà un mero bollino ma il risultato di un processo condiviso”, riguardano al momento gli ortaggi, ma da settembre anche la produzione animale e i prodotti trasformati come latticini, salumi, conserve e miele. Il progetto è cofinanziato da Fondazione Cariplo (con un contributo di 75mila euro su 130mila totali) e promosso da varie realtà non profit, tra cui i tre Des, Distretti di economia solidale, delle province coinvolte (Desbri, distretto della Brianza, Des Como, Des Varese), cooperativa Scret e Aiab Lombardia, Associazione italiana agricoltura biologica. “Si tratta di stabilire un vero e proprio patto tra produttori e consumatori, dove la relazione è al centro di ogni processo ma dove le verifiche non si limitano a una semplice stretta di mano, piuttosto a uno stringente controllo di qualità”, aggiunge Servettini, da poco diventato consigliere comunale di Como, città in cui vive. Le visite alle imprese, sociali e non, coinvolte nell'Spg (domenica 8 luglio esce la prima delegazione in Brianza , leggi qui) seguono uno schema fisso: a conoscere i produttori di un distretto andranno tecnici, gasisti e produttori degli altri due distretti del progetto.

Ai tavoli di coordinamento dei singoli distretti partecipano i Gas locali, le reti di produttori della zona e i tecnici esperti di Spg, pratica inedita da noi ma già attiva in molti paesi esteri (Francia in primis, con l’esperienza modello di Nature et progrès, federazione il cui sistema partecipativo di garanzia raccoglie centinaia di produttori) sotto il cappello dell’Ifoam, Federazione internazionale agricoltura organica. “Contiamo che il primo Pgs lombardo sia realtà entro fine anno. Vorremmo che sia un apripista, ovvero che poi possa essere replicato altrove”, conclude Servettini, “in tempi di dura crisi economica, bisogna puntare sul capitale delle relazioni, che è anticiclico e non segue le logiche di mercato, perché unisce all’investimento commerciale un solido approccio valoriale”.
Daniele Biella
articolo apparso su Vita.it

lunedì 2 luglio 2012

A Pinerolo è nato il gruppo territoriale "Salva i ciclisti"

E' nato nel Pinerolese  un gruppo locale territoriale di #salvaiciclisti, che si ispira a - Salva i ciclisti città a misura di bicicletta - "movimento spontaneo e indipendente da partiti e associazioni  che chiede alla politica interventi mirati per aumentare la sicurezza dei ciclisti sulle strade italiane sulle quali sono morti negli ultimi 10 anni 2.556 ciclisti.
Movimento che " parte dall’iniziativa Cities fit for cyclists del Times e dal manifesto di 8 punti che viene ripreso dai blogger italiani e rilanciato in rete sotto il nome di #salvaiciclisti. In pochi giorni la campagna viene sposata dai principali quotidiani nazionali tra cui la Gazzetta dello Sport, il Fatto Quotidiano e, seppure in modo non ufficiale, anche da Repubblica, dal Corriere della Sera, da  Paese Sera e dalla freepress Metro.
In meno di una settimana gli 8 punti del manifesto del Times vengono convertiti in un disegno di legge sottoscritto da oltre 60 parlamentari di tutte le forze politiche (tranne la Lega) attualmente in fase di approvazione al Senato (la scheda del Ddl sul sito del Senato).
Dopo due settimane dal lancio della campagna, i blogger italiani lanciano l’iniziativa “Caro Sindaco”, una lettera con cui si chiede l’implementazione a livello locale di 10 punti per favorire la ciclabilità e la sicurezza dei ciclisti nelle città Italiane."
Il gruppo territoriale Pinerolese oltre ad ispirarsi al movimento nazionale, nella sua brochure di presentazione, si propone di sottoporre un progetto all'amministrazione per collegare le piste ciclabili di Pinerolo in modo da creare una vera e propria rete urbana ed extra urbana di ciclabilità.  Per fare questo non occorrono molti soldi ma la volontà politica di intraprendere un percorso teso a creare una vivibilità cittadina di qualità dove a guadagnarci saranno tutti i cittadini.
Gli obiettivi principali del gruppo sono:
1) Unire i frammenti di piste ciclabili a Pinerolo con un progetto di vivibilità a basso costo che coinvolga quasi unicamente la segnaletica stradale.
2) Adottare i ternta all'ora nel centro cittadino per aumentare la sicurezza di pedoni e ciclisti (quindi di tutti i cittadini)
Per contattare il gruppo:
email: salvaiciclisti.pinerolese@gmail.com